Francesco Guccini, nato a Modena il 14 giugno 1940 ha oggi 76 anni, età in cui il declino della vecchiaia è già in atto e all'orizzonte si profila la resa dei conti. Francesco Guccini, cantautore, compositore ed attore, da quasi due anni scrive anche libri. Nel 1989 ha scritto la sua prima opera letteraria, "Cròniche Epifaniche". Da allora Guccini ha scritto altri libri, tra cui "Dizionario delle cose perdute" nel 2012 e "Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto" nel 2015. I libri di Guccini, sono legati al suo passato, al mondo contadino, un mondo quasi fiabesco, quello dei nostri genitori o meglio, quello dei nostri nonni.

 

Guccini è un mito, un mito che ha attraversato più di una generazione, un mito con il quale studenti, lavoratori ed intellettuali si sono identificati. Le mie scuse a Guccini nascono dal fatto che io, pur avendo vissuto la mia gioventù nel momento del suo massimo fulgore, non sono mai stato un suo simpatizzante o ammiratore. Ho amato e continuo ad amare i cantautori anni 70, mi sono nutrito delle loro canzoni, conosco molti dei loro testi a memoria, ho sempre pensato che siano i veri poeti del nostro secolo (cosa che è stata avvalorata dal premio Nobel dato a Bob Dylan) ma con Guccini non sono riuscito mai a "far pace".

Non amavo Guccini, perchè quando con la sua voce baritonale cantava "L'avvelenata" o " La locomotiva" lo trovavo noioso, prolisso, troppo di parte, politicamente schierato, per nulla poetico. Io amavo Francesco De Gregori, che nel Gotha dei cantautori, veniva appena al di sotto dell'intoccabile Fabrizio De Andrè. Col tempo sono sempre rimasto legato alle canzoni dei cantautori anni sessanta-settanta, ma Guccini, non trovava posto nella mia discografia, e a parte la sua "Avvelenata" raramente ascoltavo i suoi pezzi.

Un mio amico tempo fa, mi ha regalato una raccolta di canzoni di Guccini. Sarà stato per l'elegante cofanetto, o per le accattivanti copertine che contenevano i CD, mi sono messo a leggere tutti i titoli delle canzoni di Guccini, ed ho scoperto che ne conoscevo ben pochi. Di Guccini io non sapevo nulla, il mio giudizio su di lui era solo un pregiudizio. Ho deciso di ascoltare i suoi brani, e sono rimasto incantato dalla poesia contenuta in ogni singola canzone. Trovavo Guccini ironico, commovente, rivoluzionario "Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso, ed io uguale, io negro, io ebreo, io comunista, io frocio, io falso, io vero, io genio, io cretino". Un grande! Il suo accento pavanese, graffiante, coinvolgente, emozionante! Nessuna delle sue canzoni era banale, nessun testo era insignificante.

E' inutile fare una classifica dei suoi brani più belli, il giudizio è chiaramente soggettivo ma "Cirano" e "Don Chisciotte" sono autentici capolavori. Oggi a distanza di tanti anni penso di conoscere bene il cantautore modenese, al quale chiedo scusa del mio ingiustificato ritardo nel riconoscere così tardivamente la sua genialità, e con il quale convengo su un suo giudizio che afferma, che uno dei pregi della narrativa come delle canzoni è quello di far rimanere in vita personaggi. Cervantes ci ha lasciati da un pezzo, ma la sua creatura "il cavaliere dalla triste figura", Don Chisciotte cavalca ancora per le praterie della Mancha. Mi sarei dovuto fidare di Giorgio Gaber, il quale in tempi non sospetti, di Guccini disse: "Uno che è riuscito a scrivere 13 strofe su una locomotiva può scrivere tutto".


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